"...Mia madre leggeva molto e in casa i libri erano sempre presenti. Io ho imparato presto a perdermi dentro la magia di una storia scritta. Ancora prima di essere in grado di leggere da solo. Passavo ore a farmi recitare fumetti e romanzi. Era come se avessi in dotazione una bocca vorace nella testa, affamata di sensazioni da mandare in circolo. Nei libri ho trovato posti dove rifugiarmi, postazioni sicure dove nascondermi e sfuggire alla situazione che mi era crollata addosso: per superare il dolore per la perdita di mio padre. La fantasia, il suo uso sfrenato sia in un senso che nell’altro, è stata da sempre per me come un ancora, contro tutti i mari in tempesta del mondo. Poi crescendo sono peggiorato, l’ancora si è trasformata in una nave su cui viaggiare con le vele spiegate a un vento impetuoso, seguendo la rotta per l’isola che non c’é...”

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