"... quando mi chiedono cosa faccio nella vita, io rispondo sempre di non saperlo esattamente, grazie a Dio e che, nel dubbio, m’invento delle storie per poi cercare di rappresentarle, disegnandone i suoni. A quel punto suscito sempre un’espressione interdetta nel mio interlocutore: fronte corrugata e labbra all’ingiù. Allora, tanto per rendere la confusione più determinante, aggiungo: “fondamentalmente sono un esploratore di metà oscure”, che non vuole dire niente e vuole dire tutto. Credo sia molto affascinante l’incertezza, se è suscitata da un senso di curiosità, tanto per dire: cerco continuamente di trovarmi, di capire dove sono e cosa sono, perché solo così riesco ad essere me stesso. Nell’attimo in cui  prendo consapevolezza dei miei dubbi, svelo un mistero riguardo la mia identità...”

ABOUT  NERO:

the man comes around

È passato attraverso numerose esperienze artistiche, fra cui la pittura e la musica, ed è un appassionato cultore di arti marziali (pratica diverse discipline di combattimento ed è cintura nera di karate), ma è soprattutto uno degli autori di genere più apprezzati nel panorama italiano.

Ha pubblicato moltissimi racconti su antologie e riviste e 29 romanzi, spaziando fra le diverse tipologie del thriller.

 

La stampa lo ha definito “lo Stephen King italiano”

 

Carlo Lucarelli lo ha chiamato: “il poeta del brivido”.

"Il cantore di una nuova dimensione del thriller"

"uno dei pochi autori italiani in grado di confrontarsi con la grande tradizione dell'horror internazionale”

 

"Gianfranco Nerozzi è il più romantico degli scrittori horror,

il più sanguinario degli scrittori noir"

 

"impressionante, struggente, emozionante, coinvolgente...”

 

 

 

Fra i tanti suoi lavori: Cuori perduti vincitore del Premio Tedeschi 2001 per il miglior giallo dell’anno. Genia: vincitore del Premio Le ali della fantasia nel 2005. E lo sconvolgente Resurrectum. Ha firmato anche un paio di romanzi per ragazzi. Sceneggiatore e soggettista, ha lavorato con la casa di produzione TAODUE di Mediaset per la realizzazione del primo serial di Mistery italiano: Il tredicesimo apostolo. Viene invitato spesso in televisione come esperto di tutto ciò che riguarda il lato oscuro dell’animo umano. Nel 2009 ha pubblicato Il cerchio muto, per l’editrice Nord, romanzo che si è classificato secondo al Premio nazionale di letteratura gialla di Camaiore e al Premio nebbia gialla di Suzzara. Acquistato in Germania e uscito col titolo Todesmaske. Il reading concert Cerchiomuto redivivo, tratto dall’omonimo romanzo, è stato portato in scena nel 2010. Nel 2012, è uscito il  romanzo Continuum, il soffio del male, prequel de Il cerchio muto, per la nuova casa editrice del gruppo Mauri Spagnol: Tre60. (in edizione di lusso rilegata a soli 9,90 euro). Nel novembre 2013, esce una versione solo digitale di Memoria del sangue (Mezzotints), già pubblicato in edizione limitata nel 2007. Nell'ottobre del 2014 pubblica per la collana digitale della Delos un romanzo breve intitolato  Quintessence, ottava puntata della serie Nomads ideata da Alan D. Altieri, spin off della saga horror The tubes creata da Franco Forte. Nel 2016 esce, sempre per i tipi di Delos, per la collana Horror Story curata da Luigi Boccia, Punto di saturazione. Mentre nel 2018 pubblica il serial digitale in sei puntate Cruciform (season one - Ogni respiro che fai). Nel 2019 esce il romanzo Bloodyline per le edizioni Ink, collana Medical Thriller curata da Danilo Arona ed Edoardo Rosati, reboot del romanzo Memoria del sangue.

Con lo pseudonimo di Jo Lancaster Reno, ha pubblicato i romanzi di spy-action: L’occhio della tenebra (Mondadori 2003); La coda dello scorpione (Mondadori 2004).  Lo Spettro corre nell'acqua (Mondadori 2007). Nel cuore del diavolo (Mondadori 2013), Agente Nemesis, furia letale  (Mondadori 2014). Agente Nemesis, ultimo sangue (Mondadori 2016). Agente Nemesis, sfida mortale (Mondadori 2018). Agente Nemesis, La resa dei conti (Mondadori 2019).

Come soggettista e sceneggiatore ha lavorato alla serie tv Il tredicesimo apostolo (prima stagione), per la casa di produzione Taodue di Mediaset.

Docente di thrilling alla scuola Incubatoio 16 di Carlo Lucarelli. Ha fondato con altri autori il Laboratorio Zanna bianca, tenendo numerosi corsi di scrittura creativa e di sceneggiatura per scuole medie, licei e università. Nel 2013, in collaborazione con CANTO 31 ha creato il WRIGHT CLUB, rivoluzionaria accademia di scrittura e associazione di liberi combattenti della parola.

 

pagina wikipedia

 

pagina facebook

 

 

BIBLIO essenziale:

“Ultima pelle” (Ed. Eden 1991)

“Le bocche del buio” (Polistampa 1993)

“L’urlo della mosca” (Addictions, 1999)

“Prima dell’urlo” (Addictions 2000)

“Ogni respiro che fai” (Adn kronos, 2000)

“Una notte troppo nera” (Disney libri, 2000)

“Cuori perduti” (Mondadori 2001)

“Immagini collaterali” (Addictions 2003)

“In Fondo al nero” curatela (Mondadori 2003)

“Hydra crisis 1 - L’occhio della tenebra” (Mondadori 2003)

“Hydra crisis 2 - La coda dello scorpione” (Mondadori 2004)

“Genia” (Dario Flaccovio 2004)

“Resurrectum” (Dario Flaccovio 2005)

“L’Ora blu” con Andrea Cotti (Aliberti 2006)

“Hydra crisis 3 - Lo Spettro corre nell'acqua” (Mondadori 2007)

“La creta oscura” (Mondadori 2007)

“Memoria del sangue” (Carrocci 2007)

“Cryfly trilogy” (Mondadori 2008)

“Il cerchio muto” (editrice Nord 2009)

“Continuum, il soffio del male” (Tre60 2012)

“Todesmaske” (Bastai Luebbe-Germany-2012)

“Hydra crisis 4 – Nel cuore del diavolo (Mondadori 2013)

"Memoria del sangue” new edition in ebook (Mezzotints 2013)

"Agente Nemesis - Furia letale" (Mondadori 2014)

"Quintessence - Nomads 8" (Delos digital 2014)

"Punto di saturazione" (Horror story . Delos digital 2016)

"Agente Nemesis - Ultimo sangue" (Mondadori 2016)

"Cruciform -season one: Ogni respiro che fai"

1 episodio  - Persone orribili

2 episodio - La notte chiusa

3 episodio - Il sogno della falena

4 episodio - La luce finta della luna

5 episodio - Negli specchi oscuri

6 episodio - L'estasi e la rabbia

(Delos digital 2018)

"Agente Nemesis - Sfida mortale" (Mondadori 2018)

Bloodyline (Ink edizioni, 2019)

Agente Nemesis, La resa dei conti (Mondadori 2019)

 

QUELLO CHE SONO

estratti dall'intervista per DIETRO LE QUINTE di Mauro Smocovich del 2006 su

Esistono due tipi di scrittori del brivido: quelli che sono pieni di fobie e che si sentono schiacciati da esse e quelli che invece si divertono a provare paura, che ne subiscono in qualche modo la fascinazione. Io faccio decisamente parte di quest'ultima categoria.

 

Quando mi viene fatta la domanda classica: Nerozzi di cosa ha paura? Io rispondo con un gioco di parole: ho paura di non avere più paura. Credo che questo sentimento sia il motore che ci spinge più di ogni altro verso il cambiamento e verso la crescita. Quando abbiamo paura siamo tutti lì: presenti a noi stessi, più veri e più genuini e senza fronzoli di maniera. Quando ci pervade il terrore, il nostro corpo e la nostra mente diventano più reattivi, più sensibili, più forti. E' un poco come se i nervi si scoprissero. E' una sensazione antica che ci prende per mano (e la stringe molto forte): in natura serve per sfuggire a un predatore che ci sta per divorare, o per combattere comunque una minaccia. L'adrenalina scorre a fiumi e noi reagiamo. Poi c'è chi invece si paralizza, ma questo è un altro discorso. Se ci pensiamo la paura è il sentimento che sta alla base di tutti gli altri sentimenti. Forse è la madre di tutti i sentimenti. Persino l'amore, lo ribadisco spesso, è una forma di paura. Io quindi esorcizzo la mia paura facendomela amica, trattandola come un'amante pericolosa ma eccitante. E così scrivo di lei: ci faccio poesie sopra, la celebro e la faccio oggetto di una sorta di tenebrosa venerazione e così lei mi rende migliore… O peggiore. In tutti i casi mi trasforma in qualcosa che a volte coincide con la catarsi, proiettato verso la possibilità di una sorta di redenzione. Indagare sulla paura, serve per capire di che pasta siamo fatti dentro.

Sono un grande golosastro. Fondamentalmente mi piace quasi tutto. Ma raramente cucino io. Manca il tempo. A volte è capitato, mi è venuto una sorta di trip culinario e mi sono cimentato nella creazione di qualche piatto consigliato da amici scrittori che invece sono bravissimi cuochi, come Giampiero Rigosi e Carlo Lucarelli. I simposi che facciamo abitualmente a casa di Carlo assieme agli altri fratellini e sorelline di penna, sono spesso, anzi direi sempre, incentrati sulla gozzoviglia. Mangiare in compagnia, abbuffarsi e degustare piatti con gli amici, ti rende parte di un insieme e ti fa stare bene.

Ho una mamma molto brava a cucinare e ci sono tradizioni che si tramandano, piatti succulenti che in qualche modo ci connotano e ci rendono parte di una cultura che fa parte di noi. Sono bolognese e nella nostra razza il rapporto con il cibo è sempre molto viscerale, quasi una dottrina, per non dire una liturgia. Di piatti preferiti ne ho tanti. Difficile fare una graduatoria. Perché poi ci sono momenti che cambiano e a volte ti piace molto una cosa o l'altra. Vediamo un poco…

Come primo piatto, potrei mettere i tortelloni in cima alla graduatoria, seguiti dalle tagliatelle al prosciutto e gli spaghetti alla carbonara (retaggio di vecchi ricordi militari a San Giorgio a Cremano). Poi adoro le frittate, prima fra tutte quella di patate. Anche la salsiccia arrosto con il pane abbrustolito assieme: gnam gnam. Adoro la pizza in ogni sua forma. E poi i dolci: uuuuh. Quando ero piccolo facevo un sogno perverso: trovarmi dentro una pasticceria di notte, da solo, e poter mangiare tutto quello che volevo, senza ritegno.

Poi c'è la torta che mi fa mamma a ogni compleanno, sempre quella come una ricorrenza….. che è talmente buona e piena di trigliceridi da indurti una sorta di stato di grazia: proprio come una poesia.

Mi piace molto curare il mio corpo, soprattutto dal punto di vista… fisico/mentale. E' uno dei concetti che sta alla base dell'arte marziale: fare in modo che sia tutto in equilibrio: il dentro e il fuori.

Mi alleno quasi quotidianamente: fondamentali di karate, esercizi di strechting e di yoga. Pratico anche un poco di pesistica, ma sempre finalizzata alla pratica marziale.

Poi c'è la cura del look, la scelta dei vestiti, lo stile che in qualche modo ti deve connotare. Tutto fa parte di un modo di essere, anche per come ti porgi dal punto di vista visivo nei confronti degli altri. Quindi amo vestire bene, trovare i gadget giusti per me: dall'occhiale (rigorosamente Ry Ban), all'orologio (che siccome ne porto due con orari diversi, fanno parte un poco delle mie fissazioni di layout, come si dice in gergo). Il colore che prediligo è il nero: nomen omen. Poi adoro vestirmi di pelle. Giubbotti sportivi, pastrani stile Matrix; pantaloni, jeans: Levis' 501. Le calzature che preferisco: stivali di vario genere: texani, da motociclista, anfibi, poi scarpe da tennis rigorosamente Adidas.

Al bagno, preferisco la doccia. Prima bollente e poi gelata, per far scorrere bene il sangue nelle vene.

Fondamentale il rito della testa rasata: che a volte eseguo senza nemmeno usare la schiuma, ma con il rasoio a manico, a secco. Poi dopo mi cospargo il cranio di dopobarba e gemo per il dolore come solo gli uomini duri sanno fare.

Ma che delirio…

Amo visceralmente la mia città. La sento molto mia. E adoro viverla per quanto e quando posso. Mi piace andarla a scoprire, esplorarla e non solo per le ambientazioni dei miei romanzi. Poi ci sono i dintorni, la campagna e la collina (dove abito); luoghi pieni di verde e di belle atmosfere. Abito in una antica stalla del '600 ristrutturata con muri di sasso e travoni giganteschi al soffitto. Qua da noi si sente ancora molto la tradizione antica, quella contadina ma non solo. Le usanze e i dialetti, tutte cose che fanno parte di noi e che usiamo come modi di essere. Non amo particolarmente viaggiare tanto per farlo.

Sono un esploratore per natura e se potessi, se avessi il tempo, i soldi, viaggerei solo per affrontare nuove esperienze. Per vivere avventure. Anche estreme. La montagna mi piace abbastanza, ma solo quella invernale: quella delle sciate, dei caminetti nei rifugi. Delle tormente di neve. Del freddo che ti pulisce il cuore. Il mare però resta il mio preferito. Sono un buon nuotatore (in passato sono stato istruttore di nuoto e di pallanuoto e anche bagnino di salvataggio) e adoro esplorare i fondali. Fra i miei sogni segreti (e prima o poi riuscirò a farlo!), c'è quello di vivere l'esperienza di scendere dentro una gabbia in un mare infestato di squali bianchi affamatissimi. Adoro le bestie pericolose, mi affascinano tantissimo: perché fanno… paura. 
 

Non ho particolari ritualità per la scrittura. Però la mia giornata, ogni momento della mia vita è vissuto come una fonte d'ispirazione per quello che devo scrivere. Giro sempre con un minibook per prendere appunti e anche con un registratore da intervista per sfruttare i momenti in cui guido per cristallizzare le idee che mi vengono.  E di solito ne ho tante. Il lavoro vero e proprio lo svolgo con il PC. E voglio molto bene al mio Macintosch, anche quando si rompe. Il rapporto con la scrittura è lo stesso che potrei avere con una donna che mi fa impazzire: grande febbre e grande passione. Le idee e le visioni si impadroniscono di me e io mi impadronisco di loro, e alla fine ne viene fuori un prodotto di risulta che pulsa di battiti e sospiri, già, proprio come in un amplesso.  Quando ho la giornata libera da impegni, tutta per me, per lavorare, procedo con una tabella di questo genere: sveglia alle otto, tuta da ginnastica e corsa nel bosco. Fine allenamento eseguendo un kata di karate in cima alla collina di ciliegi, rientro a casa tutto sudato. Doccia, gelata e poi fredda. Colazione. Tazzona di caffè bollente e amaro e poi entro in "cicciolata", come diceva Guareschi (che si rifugiava in solaio per scrivere e non c'era più per nessuno e per mangiare faceva scendere un cestino che sua moglie riempiva di vettovaglie — nel suo caso dose abbondanti di ciccioli… e da qui la definizione). Così resto davanti al computer fino a quando resisto. Anche per otto/dieci ore di seguito. Ed è proprio come entrare in un'altra dimensione, quella della storia che sto creando, come se fossi in trance. Faticoso, sì, ma anche così straordinariamente eccitante, per non dire magico.

Non ho mai provato il terrore della pagina bianca. Quasi mai. Le mie pagine si riempiono sempre, anche troppo a volte. Sento solo un poco di senso di fastidio quando sono in quella fase iniziale dove il magma ribolle e io devo capire di cosa si tratta. Quando la storia vera e propria deve prendere corpo, assieme ai personaggi. Per scrivere come lo intendo io, occorre entrare dentro altri corpi, dentro a sentimenti che sono un poco i tuoi ma che sono anche molto diversi. Diventare altro costa fatica e sofferenza interiore. Ma è così elettrizzante. 

 

Con la consegna dei lavori di solito attendo di essere molto in ritardo. E solo allora riesco a farmi crescere la febbre al punto da farmi uscire tutto quello che serve. Io faccio sempre domani quello che potrei fare oggi. Un modo molto scomodo di lavorare, perché così sei sempre teso, sul filo del rasoio; ma in fondo è lì che mi piace stare: dove taglia di più. Non mi organizzo spazi. La mia giornata, come ho già detto, è un enorme spazio privo di confini per praticare il mestiere di scrittore. 
 

Mentre lavoro, ascolto sempre musica scelta apposta. Una sorta di colonna sonora della storia che sto creando, per entrare nell'atmosfera e nel ritmo che sento giusti. Non lo so se è un tic o un rituale, ma senz'altro un'esigenza che proviene dal mio passato da musicista. In quanto alle scaramanzie: quando finisco un lavoro, prima di spedirlo alla casa editrice, faccio circolare il pollice della mano sinistra sul tamburo di una piccola statua in legno di budda, ho sentito dire che porta fortuna e fino a ora pare abbia funzionato bene.

Nei rapporti con le altre persone, direi che sono molto comunicativo. C'è chi dice che sono simpatico. In realtà dipende dall'umore. Se sono arrabbiato qualcuno dice che incuto timore. In tutti i casi, nel bene e nel male, sono sempre intensamente entusiasta. O forse sarebbe meglio dire: appassionato e… spero, anche appassionante.
 

Ricordare qualcuno che mi è caro? Naturalmente mio figlio Samuele. Lo ringrazio sempre. Lui è anche un buon amico e un buon consigliere. Quando lavoro a una storia, gliene parlo sempre, perché lui riesce a trovare subito le falle nella trama, se ce ne sono. Poi se volete faccio anche ciao alla mamma, perché non bisogna mai dimenticare i classici. E dire grazie alle persone, amici e amiche che si prodigano a dare consigli tutte le volte che lo chiedo. Un ringraziamento particolare lo rivolgo sempre a quella che definisco la copia della mia mano sinistra, che non è altro che la mia metà oscura, quella parte di me che produce la pulsione creativa.

 

No, purtroppo non ho conosciuto i miei nonni, loro se ne sono andati quando io ero ancora piccolissimo.

Il passato rappresenta la nostalgia, la tradizione. In fondo noi scrittori siamo sempre cantori di un qualcosa che è già stato, anche quando scriviamo fantascienza. E' la nostra esperienza personale unita a quella che ci è stata tramandata che ci permette di tessere le trame delle storie.

 

Io ho perso mio padre quando avevo appena cinque anni. Quindi ho conosciuto di persona la Nera Signora molto presto. In qualche modo l'ho guardata in faccia e ho sentito la sua fredda carezza. Non ho particolarmente paura di morire. Ma temo, ovviamente di perdere le persone che mi sono care, come tutti. 

Dormo poche ore per notte. Non perché soffro di insonnia. Ma solo perché ho sempre troppe cose da fare, troppi lavori da finire e io amo vivere sempre allo stremo delle forze. Solo così riesco a tirarmi fuori completamente. Non ho incubi. E quando sogno cose paurose mi ci diverto, come se fossero film horror. Poi mi sveglio. E faccio la mia corsa, consumo la mia colazione, mi inietto in vena la dose di caffè e poi comincio a fare lo scrittore.

Vivere solo di scrittura qua in Italia, direi che è praticamente impossibile. Come tutti gli altri miei colleghi devo fare un sacco di altre cose per campare: insegnare a corsi di scrittura creativa, organizzare spettacoli, tenere conferenze, scrivere sceneggiature… Io poi, nei ritagli di tempo, faccio ancora l'impiegato postale.

 

Sono arrivato a scrivere facendo un percorso artistico molto variegato. Ho dipinto, fatto sculture. Sono stato batterista in un gruppo rock per quindici anni e ho composto canzoni e musiche. Poi, quasi come se fosse una sorta di trance magica, un bel giorno mi sono ritrovato davanti a una vecchia Olivetti a scrivere un romanzo horror. Da lì tutto è cominciato. E non ho più smesso. Ho partecipato a un Premio letterario: il Tolkien, e il presidente della giuria, Gianfanco De Turris, volle incontrarmi per dirmi che avevo talento e consigliarmi su come e cosa dovevo fare per migliorarmi. Ecco a lui debbo sicuramente molto. Ma anche a Graziano Braschi che mi ha molto aiutato agli esordi.

I ricordi belli cominciano a essere molti dopo dieci anni e passa di carriera. Ricordo l'emozione della prima volta, quando ho visto il mio primo romanzo in vendita: provai una stretta calda alla bocca dello stomaco mentre il cuore faceva tump tump.

 

Rimpianti? nemmeno uno.

 

Chi farei sparire? No, non farei sparire niente e nessuno. Tutto serve, nel bene e nel male. La vita è un gioco di contrasti. E poi non mi ritengo certo all'altezza di giudicare cosa e chi andrebbe eliminato. Banalmente potrei dire: vorrei che non ci fossero le cose brutte, le sofferenze dei più deboli. Ma sarebbe appunto: banale. Se poi vogliamo andare sull'uccidere qualcuno... no, se qualcuno mi fa arrabbiare preferisco picchiarlo a sangue! Se no che cosa sono diventato cintura nera di karate per cosa?

 

 

Poi Carlo Lucarelli che mi ha introdotto nel gruppo 13, assieme agli altri fratellini di penna: Rigosi, Cotti, Baldini, Fois e altri… Devo anche ringraziare quelli che si sono dovuti sorbire le storie delle mie prime volte: mia moglie Simonetta, mio suocero Sergio. Mia madre. Mio cugino Gionata: tutti assoldati come giudicanti consiglieri. Li costringevo a fare una scheda del romanzo per capire cosa non andava.

Mi piacerebbe essere invisibile, sì, ma nello stesso tempo non vorrei mai. Perché sarebbe una tentazione troppo forte usare l'invisibilità in un modo non giusto.

Ci potrebbe essere il rischio di precipitare dentro una parte voyeuristica che forse tutti abbiamo, soprattutto noi scrittori, che siamo animali che vogliono sempre vedere e capire per poi riportare. Le intimità degli altri sono sacre e dovrebbero essere rispettate. Diventare invisibili potrebbe portarci a rompere confini di moralità che invece debbono restare intatti. Perché sarebbe troppo grande la tentazione di spiare qualcuno per vedere cosa fa, come si comporta. Com'è veramente. Ma questo comporterebbe un rovescio della madaglia deleterio. Certe cose è meglio non scoprirle mai, non venirle a sapere. E' un po' come la possibilità di leggere la mente degli altri: verrebbero fuori senz'altro cose spiacevoli. I segreti di quello che siamo debbono restare inviolabili. Molto meglio immaginare. Dedurre. Restare sulla sfera dell'incertezza. Alla fine è più stimolante. Del resto che scriviamo libri a fare?

I miei passatempi preferiti? Come mi piace rilassarmi, godermi la vita? 
Ho già detto del Karaté. Ho già detto della musica. Poi c'è la passione dei libri da leggere. Adoro anche andare al cinema. Ci vado tutte le settimane. E tutte le sere che posso vedo un film in videocassetta o in dvd assieme a mio figlio.

A volte, sempre quando trovo il tempo, mi rilasso con una corsa nel mio bosco all'ora del tramonto, quando non sono riuscito a farla di mattina. Di sera però è ancora più suggestivo; perché mi fermo a guardare il sole che va giù. E penso che la tenebra sta arrivando e in quel momento capisco tutto il senso del fulgore e mi sento felice.

 

Una grande passione che non coltivo più tanto, per mancanza di tempo, già, sempre quella: il poligono. In passato sono stato tiratore agonista di pistola di grosso calibro. Le armi mi attizzano.

Forse perché sono rimasto ancora come quando da bambino giocavo ai soldatini. Anche questa mia competenza serve per i romanzi polizieschi e di spionaggio e quindi tutto alla fine ritorna sempre lì: alla scrittura. Che monotonia direte voi. Esaltante però… e se non ci credete vi sparo: BANG!

Sono nato sotto il segno delle Bilancia e quindi costretto sempre a considerare due parti della mia personalità e a comportarmi sulla base di una sorta di altalena fra due pesi e due misure che cercano di trovare un equilibrio ma che il più delle volte no ci riescono, grazie a Dio. La continua ricerca di questo pareggio di pesi caratterizza tutti i settori interiori ed esteriori del mio modo di essere e di volere. Così da una parte ho un rapporto con il sesso molto d'annunziano e, se vogliamo: dongiovannesco: dove (e con cui) vedo (e considero) la donna come oggetto di conquista, anche se "oggetto" non è che sia una bella parola e non vorrei che si pensasse a una mancanza di rispetto. Il sesso volentieri, visto anche come una perversione a volte smodata e sfrenata.

Un modo per precipitare dentro dimensioni senza ritegno dove detta legge soprattutto il corpo, e la mente fa da supporto a un'interiorità che pesca nel torbido, oltre che nell'ancestrale, ma tutto ciò sempre con una grandissima dolcezza di fondo.

Poi c'è l'altra parte di me che pesa su di me, quella romantica, che è una parte davvero molto romantica: dove la donna rappresenta la musa ispiratrice, da adorare e da proteggere, con cui ho un atteggiamento da antico cavaliere: pronto a combattere i draghi e a sacrificarmi. Rose rosse in una mano. Ginocchio a terra. Cuore che batte. In grado di elargire carezze e poesie. Ma sempre senza perdere la consapevolezza della spada da sguainare che riposa nel fodero. Se volessimo ragionare in termini di film, fate conto: Nove settimane e mezzo da una parte e Romeo e Giulietta dall'altra, con in mezzo: La prima notte di quiete (quel bellissimo e vecchio film con Alain Delon). Anche la mia scrittura in fondo è divisa sempre fra questi atteggiamenti. Scrivere come lo intendo io è un po' come fare all'amore. Le mie storie sono sanguigne e romantiche. Farcite di tenerezza e di sguardi intensi, di dolore, disperazione e arcaici terrori. Pensandoci, a parte la veste da thriller orrorifico, le mie sono tutte trame d'amore. Disperate e intense e colme di visceralità. Con i cinque sensi (anzi i sei sensi!) che cercano di esprimersi a ruota libera, e gridano forte, che mi fanno sentire vivo con il sangue che pulsa forte. La ricerca di un'esplosione, passando dalla tenerezza. Proprio come in un amplesso degno di essere vissuto. 

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